Talkshock – Lorenzo Balducci

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Talkshock – Lorenzo Balducci

Lorenzo Balducci, è un attore romano, un comico, un ragazzo gay che vive e che ha vissuto le mode, le contraddizioni e le sfaccettature della comunità LGBTQ+ romana e non – come racconta nello spettacolo teatrale “Allegro non troppo” che ha portato in giro per i teatri italiani riscuotendo sempre un grande successo di pubblico critica – come tutti questi elementi hanno condizionato la tua vita, e cosa ti è servito di più?

Quello che mi é servito di più nella vita, é stato cercare di essere trasparente, ricercare questo bisogno, perché sono sempre stato un ragazzo, come tanti altri, pieno di paure e tormenti, legati alla mia identità sessuale.
Sono stato molto fortunato rispetto ad altri ragazzi della mia età, perché quando feci coming out, la mia famiglia mi ha accolse con amore, nonostante tutte le difficoltà del caso.
Mi ricordo bene gli anni della negazione, della paura, del rifiuto. Ad oggi, che sono un attore e ho desiderato tanto fare questo mestiere, so bene cosa vuol dire la paura ingiustificata di mostrarsi in maniera trasparente, anche di fronte al pubblico, cosa che da un po’ di anni mi riesce normalmente, ma all’inizio non era così. Mi ci è voluto del tempo a fare coming out con il mio pubblico, l’ho fatto perché quell’ideale di trasparenza, doveva rivestire tutti i campi della mia vita, privata e lavorativa, perché il lavoro fa parte della mia esistenza e attraverso quest’ultimo che ho modo di rispettare quell’ideale, anche per chi mi ascolta e può identificarsi nel mio racconto. É proprio per questo che quando recito, cerco di immedesimarmi nelle persone che incontro nella mia vita.

Hai lavorato in teatro, al cinema e per la Tv, dove ti senti più a tuo agio e che differenze ci sono tra questi tre mondi?

Il cinema è stato il mio grande amore, in realtà lo è tutt’ora.
Per quanto riguarda la mia prima esperienza lavorativa è stata quella teatrale, ma nel mondo del lavoro ho iniziato nel cinema e sono più abituato alla macchina da presa. Negli ultimi 2 anni ho rivalutato le mie preferenze, perché il teatro occupa uno spazio davvero importante nella mia vita, il contatto con il pubblico è la mia sostanza di vita, ed ho scoperto anche una parte di me più forte, più sicura e questo è stato possibile solo dopo questi ultimi 2 anni ed a quello che ho vissuto a teatro.

Sui tuoi canali social pubblichi video divertenti, irriverenti , parodie dissacranti, cliccatissimi dagli utenti come sono nati?

Faccio video da tanti anni, ho iniziato da ragazzino facendoli e girandoli da solo, poi nel 2011 ho iniziato a girare dei video che caricavo su YouTube (ne feci una ventina) .
Questi video facevano vedere me all’interno di una piscina vuota che ballavo e poi ovviamente i video si sono evoluti è da lì ho iniziato delle collaborazioni con persone a me care, come esempio Paola Michelini (la mia musa).
Si è sviluppata così una lenta evoluzione con i miei video, soprattutto in pandemia, dove ho capito che non potevo stare impassibile alla situazione che vivevamo e così ho creato altri video, ovvero quelli che pubblico costantemente e che hanno dato il via a questi personaggi, con varie sfaccettature, dove sono: rumorosi, schizzanti ecc .

Ci dici qualcosa sullo spettacolo di Mariano Lamberti che ti vede come protagonista “Allegro, non troppo” e quando le persone potranno rivederti a teatro…

Lo spettacolo “Allegro ma non troppo” è una Stand up comedy sulla comunità LGBT.
É un ritratto molto dissacrante, spietato comico, divertente, ma anche profondo dell’universo LGBT.
È una visione senza filtri, senza sconti per nessuno, nemmeno per me; infatti nella seconda parte dello spettacolo il riflettore della stand up lo punto su di me, non per egocentrismo, ma proprio per analizzarmi e analizzare il mio percorso: dal mio coming out all’accettazione del mio essere, alle mie esperienze con altri uomini, l’esperienza all’interno della comunità LGBT.
È uno spettacolo a cui tengo molto, perché c’è una parte di me, scritto da Riccardo Pechini e Mariano Lamberti, che é anche il regista, che mi ha voluto fortemente in questo progetto perché nasce un po’ dal desiderio di lavorare di nuovo insieme.
All’inizio non mi sentivo pronto alla Stand up comedy, ma Mariano ha creduto in me sin dall’inizio e ad oggi posso dire, che dopo tante prove e repliche, grazie ad un duro lavoro questo è stato possibile,.
Secondo me é uno spettacolo per tutti sia per la comunità gay, per la comunità eterosessuale, per persone molto giovani, per persone meno giovani, non c’è un target ben preciso, la tematica é totalmente universale. Il messaggio è sempre, il rispetto verso gli altri che passa attraverso sé stessi, base da cui nascono i rapporti, ecco la riflessione più importante.
Lo spettacolo andrà in scena ancora a Firenze, il 24 giugno e poi altre date a Roma nei Giardini della Filarmonica Romana e poi altre date in arrivo.

Sei stato il volto di Dorothy una delle produzioni di Muccassassina, in cui eri il narratore e mettevano in risalto il ruolo di attore, com’è portare il teatro in discoteca?

L’esperienza per la voce ed il volto di Dorothy è avvenuta nel 2020, ed è stata bellissima, un anno particolare, soprattutto nel tornare a teatro.
Per me è stato un contesto diverso dal solito, un nuovo pubblico, che veniva per divertirsi e per me ha portato uno “sforzo” maggiore nel mio lavoro.
Infatti una scena molto importante a cui ho sempre tenuto è stata quella del mio monologo, da me scritto per ogni scena dello spettacolo (sono state 4 serate).
C’è stato un grande lavoro, per creare tutto quello spettacolo , con le Drag Queen pazzesche, con le ballerine, con il coreografo, ovviamente tutto questo grazie a Diego Longobardi che è un collega ma soprattutto un vero amico, con il quale lavoro da anni.

 

Intervista a cura di Paolo Di Caprio e Stefano Mastropaolo.


Credits

Foto: Guido Sancilio