Talkshock – Vanessa Van Cartier

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Talkshock – Vanessa Van Cartier

Vincitrice della seconda stagione di Drag Race Holland, personaggio televisivo e social tra i più conosciuti di sempre, Vanessa Van Cartier è stata annunciata tra le giudici dello show “Non sono una signora” su Rai 2. Per la prima volta in un programma televisivo italiano, la Van Cartier è stata scelta come membro della giuria tecnica.
Più di 70mila follower su Instagram e una carriera televisiva che in Europa l’ha resa una delle drag queen più famose di sempre.
All’anagrafe Vanessa Crokaert, è nata sotto il segno del Sagittario. Vincitrice della seconda stagione di Drag Race Holland, Vanessa è stata eletta Miss Continental nel 2019 e, nello stesso anno, si è aggiudicata il titolo di Miss Europe Continental. Prima concorrente transgender in Drag Race Holland è stata anche la prima vincitrice transgender dello show.
Scelta come giurata tecnica dello show che valuta le perfomance di personaggi famosi nei panni di drag queen, la Van Cartier ha già avuto modo di vestire questo ruolo nella seconda stagione di Make Up Your Mind.

Mucca Talkshock l’ha incontrata per conoscere la sua parte più intima e il suo spirito di guerriera per la tutela dei diritti trans e non solo

Chi è Vanessa Van Cartier, perché ti piace esprimerti con l’arte Drag, da quanto tempo fai la drag… Raccontaci di te.

Vanessa nasce 25 anni fa, ho cominciato in Italia perché sono figlia di papà italiano e mamma belga, sono nato come Aurelio ed oggi sono sbocciata come Vanessa.
Sono una donna trans e sono fiera di esserla, ho sempre trovato che il mondo drag fosse il mio giardino segreto dove potevo imparare cose che nella mia vita forse erano state proibite dal mio papà ai tempi e coltivando questa bellissima arte ho raggiunto i miei obiettivi, tra cui quello di far vedere che il Drag alla fine è normalità, alla fine è gioia, tutto questo insieme di cose non esistono, e solo l’arte Drag può farle coesistere.


Quanto c’è di Aurelio in Vanessa e quanto invece di Vanessa?

Io non sarei diventata mai Vanessa, senza aver conosciuto Aurelio, lui mi ha insegnato a diventare questa donna forte, ma allo steso tempo fragile, sensibile, comprensibile e anche tanto guerriera; il mondo delle Drag Queen non è un mondo facile, però me lo sono creato a modo mio, senza volgarità, senza cattiveria, ed ho imparato a costruire quelle mura indistruttibili, anche grazie ad Aurelio: è per questo che io sono un monumento.


La perfezione esiste? C’è una continua ricerca della perfezione nell’arte Drag?

La perfezione non esiste, è ovvio che quando incominci la preparazione del tuo personaggio, dal trucco ai costumi, provi ad essere la più perfetta possibile, io ci provo… Ma cos’è la perfezione? Lo specchio mi ringrazia e quindi sono felice (ride).


Quando ti hanno detto che avresti fatto parte di Drag Race Olanda quale è stata la tua prima reazione?

E’ stata una bella challenge perché ero l’unica concorrente belga, poi la prima trans in Europa, pensa che un mese prima aveva vinto Kylie Sonique, altrimenti sarei stata la seconda nel mondo intero, però sono molto fiera di essere quella europea. Quando ho saputo che avrei potuto fare Drag Race, ho pianto perché per me già quello rappresentava una vittoria, poi il destino ha voluto che vincessi un’altra volta; ho sempre dovuto dimostrare, non solo alla gente che mi ama, ma a me stessa che ero capace di catturare non solo un premio.
Il mondo Drag è un mondo molto speciale dove devi sempre continuare a far vedere cose nuove, cercare di meritarti il tuo posto, per me è una scuola infinita e se si smette di imparare per me è meglio smettere, bisogna continuare anche ad insegnare oltre che ad imparare, a volte l’egoismo di alcune di non lo permette.
Quando mi dicono: ma sai Vanessa avrai ancora dieci anni di drag, io rispondo: “ quali dieci anni, Cher ne ha ottanta e posso arrivarci anche io! Speriamo.”


Quanto c’è di Italia nel tuo cuore?

Tantissimo, forse tutta, ti devo dire che però quando sono partita dall’Italia non ne volevo più sapere, vivevo vicino Milano, in un paesino; sono partita per la disperazione, quando la società era più bigotta rispetto ad ora e ho deciso di scappare da quella piccola realtà.
Però ti devo dire che quando sono stata presa per “non sono una signora” che vedremo prestissimo su Rai Due, è stato il periodo più lungo di permanenza in Italia, mi sono riinnamorata, ed ogni volta è un piacere ritornare.
Mi sono esibita al Funtastic Pop Queer festival sul palco del Qube dopo 25 anni che non mi esibivo in Italia, ho iniziato allo zelig il giovedì sera e lo spettacolo si chiamava “sei favolosa anche tu” e poi sono partita per il Belgio.
Se non mi emoziono vuol dire che non mi sento a mio agio, non m’importa dove dovrò fare il mio spettacolo, intendo se in un camping, in teatro, o in discoteca, per due persone per cento, o per cinquemila, l’importante è amare quello che fai e provare a dare emozione alla gente.

Ti piace essere una portatrice di uguaglianza, libertà e di free gender?

Si sono fiera di esserlo, sono orgogliosa, io penso che ci sono delle mini Vanessa, che mi guardano attraverso i social, o in televisione, o vedono gli spettacoli che faccio, aggrappandosi ai quei sogni che magari sono irraggiungibili; io dico sempre che non devi essere solo un’eco ma una voce, e in questo caso io sono la “Voce”, che serve a far capire alla gente che essere diversi non è del tutto anomala e negativo.
Se potessi rinascere, rinascerei Aurelio, con le mie difficolta, i mie pianti, sono stata molto infelice come persona ed oggi penso di essere una donna orgogliosa, fiera, ma soprattutto una Trans fiera!

 

Intervista a cura di Paolo Di Caprio